balena puerto piramides

Puerto Piramides: chi dorme non piglia zooplancton

Nel lungo viaggio delle balene dall’Antartide al sud del Brasile, il piccolo golfo di Puerto Piramides è uno dei luoghi più tranquilli per la riproduzione.
Chi, fra i cinquecento abitanti umani, decide a sua volta di dedicarsi a tale nobile attività (le alternative notturne non abbondano) sa che oltre il bagnasciuga avviene lo stesso, sotto al mare. Di notte, sullo spiaggione dove i riflettori illuminano i solchi delle barche e spengono un po’ troppo le stelle, si sentono i giganti cantare e sedursi.
La balena donna si concede a più maschi alla volta, smorfiosa, libertina, perciò non si conosce mai il padre della creatura: i maschi, fatto il loro, accendono una sigaretta e vanno via mani in tasca, vuoti e sprezzanti, mormorando un tango di Edmundo Rivero.
Vivono gran parte della vita in solitudine.

Un’amica di un’amica ha detto: “Io non sono credente: Puerto Piramides è dove mi sento più vicina a Dio”. Non sarà questo testo a smentirla.

balena puerto piramides
Il paese è composto da un corso principale e due discese a mare. Il nome del corso è “Avenida Ballenas”. Più cartelli spiegano: Questa strada inizialmente aveva il nome del militare genocida Julio A. Roca, colui che condusse la mal chiamata “Conquista del deserto”, che mise fine all’esistenza di migliaia di abitanti indigeni. Sfortunatamente questa realtà si ripete in tutto il paese e soprattutto in Patagonia. Gli abitanti di Puerto Piramides ottennero nel 2000 il cambio di nome. Chi arriva in Argentina può trovare Roca sulle banconote da cento pesos, sulle insegne di strade e palazzi, sull’obelisco al centro di Buenos Aires, ma qui siamo lontani dalla solita, magniloquente omissione storica argentina, dal pomposo occultamento della vergogna: chi fu foriero di sterminio è ricordato come tale.

Qui, di giorno e di notte, altre logiche muovono gli esseri viventi.

Qui sarebbe soddisfatto Pablo Neruda, che scrisse in “Oda a un albatros errante”:
Héroe, le dije, nadie
levantará sobre la tierra
en una plaza de pueblo
tu arrobadora
estatua, nadie.
Allí tendrán en medio
de los tristes laureles
oficiales al hombre de bigotes
con levita o espada,
al que mató en la guerra
a la aldeana,
al que con un solo obús sangriento
hizo polvo una escuela
de muchachas,
al que usurpó las tierras
de los indios,
o al cazador de palomas, al
exterminador de cisnes negros.

(Eroe, gli dissi, nessuno
alzerà sulla terra
in una piazza di paese
la tua estasiante
statua, nessuno.
Lì avranno in mezzo
ai tristi allori
ufficiali l’uomo baffuto
con redingote o spada,
colui che uccise in guerra
la paesana,
colui che con una sola granata sanguinosa
polverizzò una scuola
di ragazze,
colui che usurpò le terre
degli indios,
o il cacciatore di colombe,
o lo sterminatore di cigni neri).

puerto piramides

Qui, di notte, finisce la più grande migrazione del nostro pianeta, non quella orizzontale dei colonizzati verso i colonizzatori, ma quella verticale degli organismi che formano lo zooplancton; in cerca di alimento percorrono la colonna d’acqua in direzione alla superficie, sperando che i loro predatori dormano.
Chi dorme non piglia zooplancton.
Chi non dorme e alla fine piglia tutto sono le balene. Anche se….

…qui, nel continente martoriato dalla spazzatura umana, arrivano sempre più gabbiani, e da un decennio le balene hanno cambiato la forma di emergere, per non prestare troppo il dorso ai becchi approfittatori.

Qui, da mattina a sera, un uomo abbronzato con basettone e capelli biondi impastati dalla salsedine percorre avanti e indietro il corso sul motorino, senza mai trasportare qualcosa o qualcuno, senza mai fermarsi per una qualsiasi commissione. Al tramonto fende la spiaggia, con i capelli all’indietro per il vento, necessario come il nuoto delle balene e il volo degli uccelli.

puerto piramides

Qui, di giorno, il cielo sembra comprato in un negozio di stoffe, il creatore ne sta ancora tagliando i chilometri.

Qui, al tramonto, il blu di mare rocce e cielo è insostenibile, da sindrome di Stendhal. Per rendergli omaggio si dovrebbe organizzare una festa sulle rocce porose: dovrebbero essere tutti qui, morti e vivi, creature marine e marinai rubizzi, ubriachi di sette mari e settemila bottiglie.

In mezzo a tutto questo blu c’è una porta di calcio sguarnita che dà sul mare. Davanti alla porta le pozzanghere non sembrano dare fastidio al portiere. Né tantomeno le scritte incise sulla roccia porosa: Ernesto e Mirta circondati dal cuore sono due bei nomi ben assortiti, rari da incontrare insieme.
Al portiere non importa nulla delle condizioni del campo. Che gli facciano gol o che la palla vada fuori, l’importante è che finisca in mare, perché lui si possa tuffare dalla sua sirena.

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Commenti (3)

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    Giulio

    |

    Alberto, nipote caro, è sempre un piacere leggerti! Sei un grande. Viva la Patagonia, viva le balene. Viva puerto Piramides! Vivaddio!

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    Fausto Tarsitano

    |

    Alberto, che bel pezzo. Mi hai fatto venire voglia di andarci.
    Buona vita!

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      alberto

      |

      Grazie mille Fausto, altrettanto!

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