Pisciottaweb6

Pisciotta. “Il bar è questo, il paese è questo”.

«Un altro Martini!» dieci, cento, mille volte. Neanche Alfonso si tira indietro, mentre addenta la parmigiana di alici cucinata da sua madre. Ai tavoli, sospesi su una piattaforma qualche metro sopra al mare, avventori ubriachi apprendono parolacce egiziane dal cameriere, che ride di gusto. Un uomo si trascina confuso fra i tavoli, scroccando sigarette con la camicia aperta e biascicando in dialetto strettissimo. Da una cabrio scende un cliente fisso, un ragazzo in gilet floreale abbracciato a cinque americane, tutte di colore, accolto dall’entusiasmo generale. Da mattino a notte fonda, il Caffè del Capitano è centro vitale di Marina di Pisciotta, nel Cilento, poche file di case a ridosso del lungomare, a dieci minuti di macchina dal borgo antico, in collina.

Pisciottaweb8A uno dei tavoli, prima che il Martini prenda il sopravvento, c’è tempo perché Alfonso racconti la sua storia. Nato e cresciuto qui, tra il mare e i boschi attorno, giocando nei vicoli pendenti del borgo, dove tutti conoscono tutti. Finita la scuola, via, come, negli ultimi cinquant’anni, quasi metà dei residenti. A Roma, con Linda, ora sua moglie, per studiare ingegneria informatica lui, e psicologia lei. Dopo pochi anni, e qualche morso di nostalgia, Alfonso decide di tornare, puntando sulla ricchezza naturale e culturale di Pisciotta.

Pisciottaweb2La Storia è stata qui: dalle incerte origini troiane ai Normanni, dai commercianti della Serenissima al Regno di Napoli, passando per i sanguinosi scontri di inizio ‘800 fra i Borbone e i Francesi. Vicende che lasciano una scia di sangue e miseria, ma anche identità architettonica nelle strade, nelle chiese e nei palazzi, punteggiatura preziosa per un luogo già di per sé privilegiato. Come scriveva Giuseppe Ungaretti, nel suo Viaggio nel Mezzogiorno, «Pisciotta si svolge in tre fasce su una parete: la più alta è il vecchio paese, di case gravi e brune e a grandi arcate; in mezzo, sono ulivi sparsi come pecore a frotte; la terza, a livello dell’acqua, la formano case nuove e leggere, i cui muri sembrano torniti dall’aria in peristili».

Di questo variopinto paesaggio si accorgono anche i turisti, soprattutto stranieri (australiani, scandinavi, americani), che dagli anni ’60 iniziano ad arrivare in paese. E che, tuttora, al mattino si godono il mare e nel pomeriggio si mescolano con gli abitanti della piazzetta intenti a giocare a carte. Consci di questo potenziale, Alfonso e Linda fondano il portale turistico Scopri Pisciotta. Stringono accordi con numerosi proprietari di appartamenti vuoti, convincendoli ad affidar loro la gestione e a pazientare. Meglio rinunciare al turismo di massa e a qualche settimana di affitti nei primi anni, per attrarre turisti “responsabili” nei successivi.

Pisciottaweb5

«Vogliamo che arrivino persone attente, che non inquinino, che non vengano qui solo per un bagno», spiega Alfonso, «ma che vivano il posto, che si inseriscano nel paese. E, ovviamente, che facciano girare l’economia». Per evitare il turismo che invade alcuni centri vicini, prima di tutto Palinuro, fatto di prezzi alti, spiagge affollate, negozietti di costumi ovunque, YMCA in discoteca.

Qui sembra diverso. Merito un po’ delle amministrazioni, un po’ della geografia del posto. È tutto in pendenza e c’è poco spazio: non si possono costruire grandi alberghi. Questo è l’unico tratto di terra, dalla Costiera Amalfitana alla Calabria, che di notte, dalla barca, non appare illuminato. Ed è anche merito della gelosia dei pisciottani: «Il bar è questo, il paese è questo, se non ti piace non te lo prendi», sentenzia Alfonso.

Ha coinvolto i compaesani, tra i quali molti bambini, nella pulizia delle strade, ma anche nel rispetto per il mare e per le tradizioni. Da questa sensibilità è nato il progetto sulla “vela latina”. Di forma trapezoidale, era montata sui gozzi dei vecchi pescatori e permetteva loro di uscire in mare senza remi, sfruttando solo il vento di poppa. Per evitare che la tradizione si perda, Alfonso sta organizzando la costruzione di un gozzo di quel genere, coinvolgendo i ragazzi del luogo e spiegando le usanze, le storie e i trucchi del mestiere.

Pisciottaweb1Scopri Pisciotta cerca di valorizzare anche il territorio circostante. Alfonso e Linda, in moto o macchina, hanno girato per mesi il Cilento, per conoscerne le storie, dalle alici ai pini innevati, e stringere contatti. Ma ora, di fronte al mare scurissimo, le luci si fanno sfocate e i toni si accendono. Il Martini aumenta il volume alla musica e le battute ai tavoli si fanno triviali. Le ragazze americane parlano ormai in dialetto, e i pisciottani in americano. L’intervista ad Alfonso finisce qui, di fronte alla notte del Caffè del Capitano.

Pisciottaweb7Il giorno dopo, alle quattro del pomeriggio, nel momento più tranquillo della giornata, un uomo legge un giornale appoggiandosi a un tronco d’albero tagliato a un metro d’altezza. Carmelo, fratello di Alfonso, dà le spalle al mare e guarda l’ingresso del bar, con il borsalino che i clienti fissi gli invidiano tanto. «Era bar di paese, tabaccaio, ritrovo di pescatori», racconta, «lo gestiva Andrea, un amico che ci ha lasciato. Ci teneva che lo prendessi io, perché sapeva che lavoravo bene». Ai fornelli c’è la madre. Cucinava bene da casalinga e Carmelo le ha insegnato come farlo in quantità elevate. Non era una chef, «e non lo è neanche adesso», ma ci sa fare, soprattutto con alici: marinate, fritte, “inchiappate” (ripiene), in polpette, tortini o parmigiane. Pisciottaweb3

Capita di chiedere da bere a notte fonda, e ricevere, insieme al cocktail, un piatto di grosse alici. Sono quelle “di Menaica”, dal particolare tipo di rete che cattura solo le più grandi, le quali, dimenandosi, perdono il loro sangue, e guadagnano delicatezza. Immediatamente pulite e inscatolate, vengono lavorate senza passare per ghiaccio o refrigeranti. Stagionate per almeno tre mesi con il sale di Trapani, sono pronte per le tavole pisciottane. Al porto, oggi, ci si prepara a cucinarle per una sagra. Squadre di volontari preparano i tavoli e il pesce da grigliare.

Pisciottaweb6C’è anche Alfonso, in grembiule bianco. Tra i fumi della brace, si riallaccia ai discorsi del giorno prima. «A volte ti puoi stancare di questo posto», confida, «ti può andare stretto, sai che sei sotto il controllo di tutti e tutti sono pronti al giudizio. Però dopo il giudizio c’è il perdono. Se cadi, ci sarà sempre qualcuno a rialzarti. A Pisciotta siamo tutti uniti da un cordone ombelicale». Sorride e rigira il pescespada, «il paese è questo».

Pisciottaweb4

Tags: , , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Commenti (2)

Lascia un commento