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“Monete d’oro”. Voci dal Gargano. 1.

Bisognerebbe ascoltare le vecchie storie di questa terra: bambini, tesori, animali, macellai, pugnali, donne.
Un giorno ero con un contadino, che raccontava in dialetto stretto. All’inizio non capivo che mi stesse dicendo e lo fermavo ogni due secondi: – che hai detto, che hai detto? – . Poi mi sono rassegnato e l’ho lasciato parlare: non ho capito più niente!
Però sai, cogli delle pennellate. Le suggestioni più forti, quegli elementi narrativi che danno corpo alle storie: la paura, il desiderio, le monete d’oro.

da un’intervista a Luigi Damiani

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Very Nais”. Il giardino.
Dal giardino, per arrivare al mare, basta oltrepassare un grande cancello in ferro battuto, dieci metri di carreggiata e un po’ di spiaggia. Oggi, però, si può restare all’ombra degli alberi, a bere limonata e a sfogliare ricordi.
Mariangela e suo figlio Francesco hanno radici qui a San Menaio, frazione di Vico del Gargano, e le raccontano con calore. La storia di entrambi è passata per Napoli e per altri lidi, ma sembra che non si siano mai mossi da questo giardino.
Proprio qui, Mariangela ha partecipato a più di una “sciabicata”, un tipo di pesca che appassionava suo padre. Al tramonto, una ventina di persone trascinavano da riva lunghe reti, le “sciabiche”, rette dall’altro lato da chi era sulle barche. Un cammino parallelo, sulla sabbia e sul mare: «Era bellissimo. Ricordo una domenica di settembre meravigliosa: ci fu un’invasione di alici. Anche con il pareo le pescavi! Noi prendemmo la sciabica e ne tirammo a riva tantissime. Le cucinammo subito: chi fritte, chi con il limone…»

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Mare di pesca, mare di ozio. Mariangela ricorda la nonna che faceva il bagno, ed è facile guardare fuori al cancello e immaginare tutto in bianco e nero: «Arrivava con questo vestito bianco, e tutti si scansavano dalla spiaggia e dall’acqua, per farla passare. Si bagnava con il vestito che fluttuava e poi risaliva. Altri tempi!».
Tempi che sembrano mischiarsi e confondersi come le foto che Francesco pesca dalla scatola. Parenti a caccia, scolaresche, vestiti eleganti. Famiglie intrecciate. Famiglie con soprannomi che si tramandano di padre in figlio, e dai significati spesso perduti. Gli anziani di Vico spesso non conoscono neanche i veri cognomi.
Ci sono i “Carc e spara” (carica e spara), i “Medc ro pelus” (medici del peloso) e i “Cidd e fuje” (solletica e fuggi). E ancora i “Figghie d’o rre” (i figli del re) e i “Lacc viecchio” (latte vecchio). Mariangela e Francesco si divertono a fantasticare sulla loro origine, ma le congetture non hanno risposta. Una sola certezza: i “Nais”. Un loro avo andò in America e, al ritorno, etichettava con un “nice” la realtà di Vico.

Il canto delle cicale è incessante. Qui sono bene accompagnate, di giorno e di notte, come in una favola: rospi, ricci, lucciole, topi e grilli. Sembrano favole anche quelle di Mariangela e Francesco. Le si può ascoltare con una limonata fra le labbra e il mare negli occhi, al di qua di un cancello che forse dà sulla realtà, forse sulla fantasia.

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