Dicembre alla Corricella

Dicembre alla Corricella

Gli occhi azzurri di Babbo Natale scrutano il tramonto e le barche che si allontanano dal porticciolo. Due donne riportano dentro casa i vestiti appesi, mentre una nuvola nera si affaccia oltre i palazzi in prima fila. Sul molo, quattro uomini riparano una corda e quattro bambini giocano a calcio. Tutt’intorno si rincorrono i colori del cielo, del mare, delle case e delle barche della Marina della Corricella, vanto di Procida e dell’architettura mediterranea. Le scale che si incrociano irregolari, i motivi a cupola, le finestre semicircolari sembrano soffiate qui dallo scirocco.

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Babbo Natale vede alla sua sinistra il vecchio carcere e le fortificazioni di Terra Murata, primo nucleo abitato di Procida di cui la Corricella è una successiva diramazione sul mare. Di fronte: Capri. Sulla destra, un braccio verde steso sul mare. Sotto al balcone, la piazzetta intitolata a Massimo Troisi, che qui girò molte scene de “Il postino”. La gente del posto lo ricorda generoso, disponibile, sofferente. Morì poco dopo aver cantato le “tristi” reti dei pescatori. Ora posano attorcigliate sulla banchina, come dolenti per la pescosità in calo.

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Simili a un animale marino che si evolve e diventa anfibio, le barche della Corricella non si accontentano del mare e invadono anche il passeggio. Vecchie e nuove, semplici e variegate, dritte e capovolte. La “Sale pepe e nu poc’ e zucchero”, la “Facit’c sta quiet”, la “Fai l’om”, che con una sola “m” sembra un invito a pratiche zen. Ogni nome imprime sul legno le storie di generazioni di uomini. Ogni barca è un capitolo di migliaia di pagine.

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Eugenio è seduto su un piccolo gozzo blu. A soli cinquantatré anni è andato in pensione, dopo venticinque di lavoro duro sulle navi; bastano a un “marittimo” per meritare il riposo. Adesso ne ha ottantatré. «Ho visto isole di tutto il mondo», spiega mentre sbroglia la cima, «ma Procida è la più bella. Io sto qui!». Indica tutt’intorno con un gesto compiaciuto, come a dire “non potrei essere altrove”. Si congeda con un saluto militare scanzonato, accende il motore e si allontana oltre gli scogli e sotto il cielo minaccioso, in cerca di calamari per la cena, sotto gli occhi di un babbo natale di plastica.

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