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Aborto legal, “contra viento y marea”. Il discorso del senatore argentino Pino Solanas

Ho tradotto le parole del senatore Pino Solanas durante il dibattito per la legalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza in Argentina. Dal minuto 2:20:

…Quest’Argentina vogliamo cambiarla. Lo dico in nome di un’altra Argentina, che vuole dire basta alle paure, che ha sofferto tutte le repressioni e non ne vuole più, che non vuole una gioventù repressa. Eccola questa favolosa e gloriosa gioventù, per le strade di Buenos Aires. (…) Una marcia delle donne lunga anni, per nient’altro che il riconoscimento egualitario dei propri diritti. Non solo il diritto alla vita delle donne, il diritto di poter decidere sul proprio corpo, ma anche, perché no, perché aver paura di dirlo: “il diritto a godere”, a godere della vita e a godere del corpo.
Mi spiace profondamente, signori legislatori, che in tutti i dibattiti che abbiamo ascoltato, o in quasi tutti, ci sia stato un grande spiacevole assente: la Donna, signora Presidente. Tra tutti questi dibattiti, tra le analisi scientifiche, giuridiche e mediche, essa era un oggetto, un oggetto qualsiasi. Una vera vergogna.

Non posso non ricordarmi donne che ho conosciuto e che hanno sofferto per quanto stiamo discutendo, un tema che non è affatto teorico eh, può esserlo, attenzione, ma mentre noi discutiamo, e potremmo farlo per anni e anni, sulla validità dell’interpretazione della Costituzione nazionale e delle distinte norme, ci sono migliaia di donne che non hanno altra scelta dell’aborto clandestino.
Perché nessuna legge repressiva ha potuto, nel corso della storia, impedire gli aborti. Rendiamo sincero il discorso, mettiamo fine all’ipocrisia di una classe dirigente che, sapendo che le donne benestanti possono tranquillamente permettersi un aborto sicuro, hanno condannato quelle meno abbienti all’infezione e alla morte.

Bisogna rendere i discorsi più sinceri. Sono seriamente preoccupato per alcune voci che si dicono “democratiche” e dovrebbero cioè rispettare la costituzione nazionale: com’è possibile che esista una maggioranza che crede di poter imporre alla metà o più delle donne argentine la propria visione e la propria concezione del mondo. È chiaro ciò che dico? È inconcepibile che legislatori provenienti da culture popolari e democratiche pensino di poter imporsi all’altra metà del paese, in un tema così intimo e personale.
Possiamo dibattere per anni, ma chi decide di continuare o meno la gravidanza sono le donne. Dov’è la democrazia? Dov’è il diritto degli altri a non pensare come noi, a essere differenti? L’Argentina, sembra che ve ne siate dimenticati, a partire dalla propria costituzione ha riconosciuto il pluralismo culturale, è un paese laico. Un paese formato da vari flussi migratori di distinte provenienze culturali, che fondendosi con i popoli autoctoni hanno dato luogo a un nuovo popolo. E a questo popolo nuovo abbiamo garantito nella costituzione la libertà di culto, l’uguaglianza di fronte la legge.

Che può fare Doña Raquel – come posso dimenticarla – una povera donna che a trentacinque anni e con quattro figli fu abbandonata incinta da suo marito? Che può fare Susana, poverina, stuprata da suo marito? Quando non voleva fare l’amore, lui l’ammazzava di botte: che può fare, con vari figli, e incinta? Che può fare Merceditas, stuprata dal patrigno? Quanti aneddoti ci sono stati raccontati? Noi possiamo continuare a discutere sulle teorie interpretative della Costituzione, ma chi è responsabile di tutto questo?
Qui non discutiamo di “aborto sì” o “aborto no”, perché nessuno vuole abortire. La legge che discutiamo potrà anche avere limiti, ma non impone l’aborto a nessuno! Dà una possibilità a quest’altra metà delle donne argentine, che, non essendo cattoliche o evangeliche, professano altre fedi e altri credi, o addirittura da cattoliche e cristiane, decidono di interrompere la gravidanza.

Chiamare, com’è stato fatto, “genocidi”, “irresponsabili” e “assassini” tutti quelli che come me vogliono legalizzare l’interruzione di gravidanza, è un’offesa che quest’istituzione deve ripudiare, perché se siamo genocidi, lo sono anche i principali paesi democratici della terra, quelli che applicano nel modo più rigoroso i diritti umani e sociali. Persino paesi a maggioranza cattolica, come l’Irlanda che ha appena votato in proposito, o come la Spagna e l’Italia, da molti anni. Lì hanno legalizzato, anche per ragioni lavorative ed economiche, oltre che psicologiche, l’interruzione volontaria della gravidanza.
Chi si oppone a tutto questo? I settori più reazionari e ultraconservatori. Quelli di sempre. In tutte le lotte per l’ampliamento dei diritti delle donne, e di ogni diritto umano e sociale, sono state sempre le stesse forze ad opporsi. Le stesse che si sono opposte al matrimonio egualitario, al divorzio, e ad altri diritti ormai conquistati. Tutte queste conquiste hanno comportato molta lotta.
Dunque, signora Presidente, è giusto fare chiarezza.

Anch’io, in gioventù, ho sofferto la repressione di chi mi era intorno. Mi metto nei panni di ragazzini di quattordici, quindici, sedici anni, che si amano!, signora Presidente, si amano! O dobbiamo insegnare loro se devono amarsi o meno?
Dio ha avuto la grandezza, nella sua creazione, di mostrare all’uomo e alla donna il piacere, signora Presidente. Un diritto umano fondamentale: in questa vita di profondi sacrifici, può non essere un diritto? A maggior ragione il povero, nella crisi continua e brutale che vive l’Argentina, può essere privato anche del diritto di amarsi?
Io l’ho sofferto sulla mia pelle. A sedici anni mi innamorai profondamente. Anche lei. Ci amavamo tanto, la sua famiglia si oppose, e scappammo. E ci amammo. Lei rimase incinta. Sparì per un po’ di tempo, poi seppi che era in preda al panico, si sentiva così in pericolo, aveva così tanta paura della repressione dei genitori e della repressione sociale, che finì per farsi un aborto clandestino. Fu ricoverata per varie settimane perché stava quasi morire di un infezione.
Io l’ho vissuto, ho vissuto il panico di questa ragazza: io non voglio una gioventù in panico, signora Presidente. Non voglio una gioventù impaurita dal mondo che viene e dagli adulti.

Ho figli, ho nipoti. Sono cattolico eh, il che non significa che appoggi tutte le politiche della chiesa. Mi sembra che l’arcivescovo Poli oggi abbia mancato di rispetto a tutti noi. Io l’ho avvertito così, da cattolico. Dire che i senatori devono lavorare per il bene comune…grazie per la notizia, arcivescovo Poli! Lei ha tutto il diritto di rivolgersi ai suoi fedeli, a consigliarsi con loro, ma io sono senatore nazionale, rappresento una capitale che varie volte si è pronunciata a favore della legalizzazione dell’interruzione di gravidanza (e sono l’unico dei tre senatori che appoggia quanto espresso in maggioranza dalla città).

Chi sono quelli che si oppongono? Settori ultraconservatori. Le parole dell’arcivescovo sono infelici: ci ricordano altre storie, ci ricordano dov’era la chiesa. La chiesa benedisse i voli della morte. La chiesa sapeva che venivano torturate donne incinte. La chiesa sapeva che venivano distribuiti i figli di queste donne. Non li abbiamo visti per strada a denunciare, o a marciare come marciava Nora Cortiñas, sfidando la repressione davanti alla Casa Rosada. E non sarà stato facile, eh!
Mi sorprende che ci siano addirittura legislatrici che votino contro questa legge che forse non sarà perfetta, ma che esige una politica di salute pubblica che impedisca un’ingiustizia. Perché c’è ancora tutto questo? Perché c’è ancora una concezione patriarcale della donna oggetto, della donna protetta, della donna “infantilizzata”….la donna incubatrice, signora Presidente.
Non condividiamo questa visione.

Vorrei anche dirvi, e dirlo a donne e uomini che ci ascoltano fuori di qui, che qualunque sia il risultato di stanotte (e ci sono legislatori che fanno calcoli elettorali, che contano le carte come se giocassimo una tragica partita di poker), queste sono cause vere. Saluto la nobiltà e il coraggio di legislatori di correnti politiche differenti che restano fedeli alle grandi cause degli argentini. E la causa dell’ampliamento dei diritti delle donne storicamente oppresse ed escluse è prioritaria in Argentina.
Oggi non è una sconfitta, lo dico alle ragazze che sono qui fuori. Questo è una vittoria monumentale, perché siamo riusciti….anzi, loro sono riuscite con anni di mobilitazione a inserire nel dibattito nazionale una discussione fondamentale per quest’Argentina che è sempre stata all’avanguardia in America Latina, su grandi cause proibite. Qui la dittatura genocida non è durata più di sette anni,e il nostro paese ha dato una lezione al mondo intero, giudicando i terroristi di Stato con un giudizio esemplare, non con una buffonata: all’avversario giustizia della migliore qualità, con i giudici migliori e il miglior rispetto dei codici processali penali. Altro che pagliacciate.

Dunque, signora Presidente, e lo dico anche a chi è lì fuori: che nessuno si lasci demoralizzare da una sconfitta! Brave, ragazze! Voi avete innalzato l’onore e la dignità delle donne argentine! Questa causa stanotte si concede solo un piccolo riposo, ma fra qualche settimana tutte di nuovo in piedi, perché se non ci riusciamo oggi, insistiamo l’anno prossimo, e se no l’anno dopo ancora! Nessuno potrà arrestare l’ondata delle nuove generazioni: sarà legge, ci sarà la legge “contra viento y marea”!

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Commenti (2)

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    Straccia Hilda Beatriz

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    Dalla cittá di 25 de Mayo *Provincia Buenos Aires ARGENTINA Invio questa traduzione ai miei amici e familiari che vivono in Italia.
    * la cittá di Sergio Maldonado, un giovanne artigiano 28enne. morto in mano di agenti del Governo, quando accompagnava un piccolo gruppo di “mapuche”, richiedendo per la propietá della terra comprata da Luciano Benetton.

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    Maria

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    Meravigilioso, questo e Gonzalez Gladys, e anche gli altri politici un vero disastro

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